L’importanza di puntare il dito nella comunicazione di oggi.

Oggi chi trova un nemico trova un tesoro ma, in principio, fu una massa informe di notizie, alcune vere e alcune false ma di sicuro erano tante da non poterle controllare nell’era dei social e della viralità del nemico. Se lo scopo di questo tipo di comunicazione era informare, la riuscita è stata opposta: risultato? nessuno sembra badare più ai contenuti.

E così tutta la comunicazione si riduce a slogan preconfezionati e quello più efficace, da Erode in poi, si sa, è quello del nemico. “Vorrei far questo ma non si può per colpa di”.

Come se la causa del mal alleviasse il dolor stesso.


Ma ciò che potrebbe sembrare uno scarica barile di natura vigliacca, spesso, invece, si rivela una strategia comunicativa ponderata e ancor più spesso efficace.

Nella comunicazione politica, ad esempio, sembra vincere chi punta il dito per escludere qualcuno compattando chi rimane. È sempre stato così, dal “con noi o contro di noi” fino ad arrivare all’odio social attuale.


Se prima erano i migranti ora è l’Europa, se prima erano i fascisti o i comunisti adesso sono i dirigenti del MEF o i buonisti.

Ma nessuno calcola quanto costi spaccare così nettamente un Paese, quanto la comunicazione fatta con toni alti si ripercuota sul tessuto produttivo di questa nazione che sembra essere sull’orlo di una lite fra classi; una nazione dove, se il saggio punta il dito per indicare la luna, lo stolto dice che l’allunaggio non è mai esistito.